PROGRESSIVE ROCK. '70/ '80/ '90 e oltre - Neo Prog. Psichedelic Prog. Heavy Prog. Crossover Prog. Symphonic Prog. Italian Progressive Rock. Eclectic Prog. Rock.
(QUESTA MUSICA TI SALVERA' LA VITA)
G E N E S I S M A R I L L I O N
Welcome to my blog! Below you will find a deep dive into this progressive rock gem. While the text is in Italian, you can easily use your browser's translation tool to follow along. Let's celebrate the great history of prog music together!
Oltre le Colonne d'Ercole del Progressive (Capitolo 2°)
Riprendiamo il filo del discorso iniziato con il Vol. 1° e continuiamo questo viaggio nel progressive dei '70 alla scoperta di rarità e dischi poco conosciuti. Ci addentriamo di nuovo tra le pieghe di un decennio che non smette mai di sorprendere, andando a rispolverare quei solchi dimenticati che, pur non avendo scalato le classifiche dell'epoca, custodiscono ancora oggi un fascino intatto e sperimentale. Preparatevi a scoprire tesori nascosti che meritano finalmente un ascolto attento.
Comincerei con 4 album che ritengo meritevoli di una maggiore attenzione:
1. Pre – Pre (Registrato nel 1973, pubblicato nel 1994) US
Pre - Pre
Questo è un classico esempio di "disco perduto". Sebbene registrato nel 1973 a Miami, è rimasto nel limbo per vent'anni prima che la label The Laser’s Edge lo riportasse alla luce.
I Pre propongono un Progressive Rock raffinato e venato di Jazz-Fusion. Non aspettarti lunghe suite fantasy; qui domina un approccio tecnico ma molto asciutto. La struttura dei brani è complessa, con frequenti cambi di tempo e un lavoro di chitarra e tastiere estremamente pulito.
È perfetto per chi ama i Gentle Giant meno caotici o i primi Camel. C’è un senso di equilibrio e una musicalità "solare" tipicamente americana, lontana dalle atmosfere gotiche o pastorali dei colleghi inglesi. È un album che dimostra quanto fosse alto il livello tecnico delle band locali dell'epoca.
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2. Austin Robert & Advent – Eight Days (A Personal Journey) (1976)
Austin Robert & Advent – Eight Days (A Personal Journey)
Qui ci spostiamo su un terreno decisamente più sperimentale e, se vogliamo, "casalingo" nel senso più nobile del termine. Quest'album è una rarità assoluta del prog privato e indipendente.
Si tratta di un concept album ambizioso che mescola Prog Rock, spunti folk e momenti quasi psichedelici. La produzione ha quel calore tipico del "fai-da-te" anni '70, che conferisce al disco un'aura di mistero e intimità. Il titolo suggerisce un viaggio personale, e la musica riflette questa introspezione con passaggi melodici alternati a momenti di tensione strumentale.
A parer mio è essenziale per i collezionisti di "Obscure Prog". Ricorda a tratti le atmosfere dei Flash (la band di Peter Banks) o certi lavori dei Pavlov's Dog, ma con un'attitudine più sperimentale. È un disco che richiede pazienza, ma che ripaga con una profondità emotiva rara nei prodotti più commerciali del periodo.
Monday (The First Day)
Monday ( Once There Was Light)
In sintesi:
Se i Pre rappresentano il lato più tecnico e pulito del prog americano, gli Austin Robert & Advent ne incarnano l'anima più visionaria e grezza. Entrambi sono documenti preziosi di un'epoca in cui la creatività non aveva confini, nemmeno per chi non aveva un contratto con una major.
3. Diabolus – Diabolus (Germania/UK, 1972)
Diabolus – Diabolus
Un caso curioso: una band inglese che ha pubblicato il suo unico album in Germania. È uno dei tesori più nascosti del prog dei primi anni '70.
Il Sound è un mix affascinante di Prog, Jazz e accenni di Folk oscuro. L'uso del flauto e del sassofono è magistrale e ricorda i primi Jethro Tull o i Jade Warrior. L'atmosfera è leggermente malinconica e molto autunnale.
In questo lavoro si nota sin da subito il calore analogico. Non è un disco "di plastica"; senti il legno degli strumenti e l'aria nella stanza. È musica che sembra raccontare una storia antica.
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4. Shylock – Île de Fièvre (Francia, 1978)
Shylock – Île de Fièvre
Mentre il mondo stava scoprendo il Punk, questi francesi pubblicavano uno dei dischi prog più complessi e oscuri di fine decennio.
Il Sound è fortemente influenzato dai King Crimson del periodo Red, ma con una spinta tastieristica tipicamente europea. È musica angolare, potente, a tratti inquietante, ma estremamente gratificante per chi ama le strutture intricate.
Quest'album rappresenta la vetta tecnica del prog francese "minore". Se cerchi qualcosa di più audace e meno solare dei Pre, gli Shylock sono il punto d'arrivo ideale.
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Continuiamo questo viaggio tra le gemme sommerse che ho selezionato per voi: opere sfuggite ai radar del grande pubblico, ma fondamentali per cogliere l'incredibile varietà del panorama musicale degli anni '70. Mettetevi comodi, vi aspettano oltre 40 nuovi titoli affascinanti, la ricerca continua.
Poiché molti di questi album presentano formazioni variegate, anche per questo 2° volume ho suddiviso i titoli in gruppi, basandomi sulla loro impronta strumentale prevalente (ovvero quale strumento o stile guida il suono del disco).
1. Sinfonico Classico e Pastorale
Band influenzate dai "Big Six" (Genesis, Yes, ELP), con largo uso di Mellotron, strutture epiche e atmosfere sognanti.
• Druid (Toward the Sun) 1975 (UK)
Druid - Toward the Sun
Spesso definiti i "cloni" dei primi Yes, offrono un prog sinfonico celestiale con armonie vocali delicate e un basso pulsante alla Chris Squire.
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• Atmosphera (Lady of Shalott) 1977 (Israele)
Atmosphera - Lady of Shalott
Direttamente da Israele, propongono un sinfonismo raffinato con flauto e tastiere dominanti, molto vicino allo stile dei Genesis dell'era Gabriel.
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• Pentwater (Pentwater) 1977 (US)
Pentwater - Pentwater
Americani capaci di intrecci complessi e cambi di tempo repentini, mantenendo però una forte componente melodica e barocca.
"Orphan Girl"
• Lady Lake (No Pictures) 1977 (Olanda)
Lady Lake - No Pictures
Olandesi maestri del prog strumentale; la loro musica è un fluire continuo di chitarre sognanti e sintetizzatori mai aggressivi.
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• Ramses (La Leyla) 1976 (Germany)
Ramases - La Leyla
Rappresentano il lato più melodico del Krautrock tedesco, con un suono spazioso, testi evocativi e un uso magistrale dell'organo.
"War"
• True Myth (True Myth) 1979 (Canada)
True Myth - True Myth
Canadesi che si distinguono per un approccio quasi accademico, con una produzione cristallina e un gusto spiccato per gli arrangiamenti orchestrali.
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• White Wing (White Wing) 1975 (US)
White Wing - White Wing
Un mix di hard rock e sinfonico proveniente dagli USA; tastiere maestose che ricordano i Kansas ma con un'anima più "indie".
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• Dragon (Scented Gardens For The Blind) 1975 (Nuova Zelanda)
Dragon - Scented Gardens For The Blind
Prima di diventare una pop band, questi neozelandesi suonavano un prog oscuro e denso, ricco di lunghe suite strumentali.
"Sunburst"
• Airlord (Clockwork Revenge) 1977 (Australia)
Airlord - Clockwork Revenge
Australiani dotati di un sound teatrale e drammatico, molto debitori dello stile narrativo di Peter Gabriel.
"Clockwork Revenge & Pictures A Puddle"
• Galaxy (Nature’s Clear Well) 1978 (Svizzera)
Galaxy - Nature's Clear Well
Band svizzera che incarna il prog sinfonico puro: tempi dispari, testi filosofici e una costruzione dei brani a "movimenti".
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2. Mediterraneo, Folk e Romantico
Band che fondono il prog con radici locali, calore latino o influenze acustiche.
• Azahar (Elixir) 1977 (Spagna)
Azahar - Elixir
Spagnoli maestri del "Rock Andaluso", dove il prog si fonde con scale arabe e un'atmosfera magica e quasi esoterica.
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• Atila (Intención) 1976 (Spagna)
Atila - Intenciòn
Uno dei nomi di punta del prog catalano, caratterizzato da un hammond aggressivo e influenze classiche che sfociano nel dark-prog.
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• Gotic (Escenes) 1978 (Spagna)
Gotic - Escenes
Sempre dalla Catalogna, offrono un prog-folk strumentale di altissima classe, leggero come l'aria e guidato da un flauto incantevole.
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• Ave Rock (Espacios) 1977 (Argentina)
Ave Rock - Espacios
Dall'Argentina, uniscono la foga del rock settantino a momenti di grande respiro sinfonico tipici della scuola sudamericana.
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• Coto En Pel (Holocaust) 1978 (Spagna)
Coto En Pel - Holocaust
Un progetto ambizioso e complesso, con venature sperimentali che riflettono la tensione culturale della Spagna di fine anni '70.
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• Phoenix (Cantofabule) 1975 (Romania)
Phoenix - Cantofabule
Leggende rumene che hanno creato un capolavoro fondendo il rock con il folklore balcanico e temi mitologici ancestrali.
"Invocatie"
• Sfinx (Zalmoxe) 1979 (Romania)
Sfinx - Zalmoxe
Altra colonna del prog rumeno; un concept album ambizioso che mescola sintetizzatori moderni e melodie vocali di ispirazione bizantina.
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• Tabula Rasa (Tabula Rasa) 1975 (Finlandia)
Tabula Rasa - Tabula Rasa
Finlandesi che prediligono un prog delicato, quasi pastorale, con una forte enfasi sulla melodia e sulla chitarra pulita.
"Gryf"
• Fantasia (Fantasia) 1975 (Finlandia)
Fantasia - Fantasia
Finlandesi con un sound limpido, quasi pop-prog, ma con una complessità strutturale che emerge ad ogni ascolto.
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• Atlas (Blå Vardag) 1979 (Svezia)
Atlas - Bla Vardag
Svedesi puramente strumentali, con un sound ricco che ricorda i Camel ma con una spinta ritmica più decisa e jazzata.
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3. Jazz-Rock, Canterburiano e Sperimentale
Strutture complesse, improvvisazione e contaminazioni fusion.
• Abbhama (Alam Raya) 1978 (Indonesia)
Abbhama - Alam Raya
Dall'Indonesia, una sorpresa incredibile che mescola sinfonismo alla ELP con percussioni e scale tipiche del sud-est asiatico.
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• Ache (De Homine Urbano) 1970 (Danimarca)
Ache - De Homine Urbano
Danesi che già a fine anni '60 sperimentavano suite lunghissime, fondendo musica classica, rock e un tocco di jazz psichedelico.
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• Aleph (Surface Tension) 1977 (Australia)
Aleph - Surface Tension
Australiani dediti a un prog elettronico e spaziale, con un uso massiccio di sintetizzatori che anticipano quasi la new age.
Full Album
• Alter Echo (Alter Echo) 1978 (Svezia)
Alter Echo - Alter Echo
Un progetto meno noto che esplora le risonanze e i ritmi dispari, cercando un equilibrio tra astrazione e melodia.
• Jumbo (DNA) 1972 (Italia)
Jumbo - DNA
Band italiana (anche se il titolo sembra internazionale) che portava nel prog un'irruenza blues e testi crudi, quasi proto-punk.
"Suite per il Signor K"
• Jonesy (Keeping Up...) 1973 (UK)
Jonesy - Keeping Up...
Inglesi molto originali per l'uso massiccio del Mellotron in contesti quasi jazz-rock e arrangiamenti di fiati atipici.
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• Klockwerk Orange (Abrakadabra) 1975 (Austria)
Klockwerk Orange - Abrakadabra
Austriaci con un sound eccentrico e teatrale, che passa da momenti di follia ritmica a aperture sinfoniche classiche.
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• Quill (Sursum Corda) 1977 (US)
Quill - Sursum Corda
Americani che mescolano un prog energico con influenze jazz e un tripudio di tastiere, restando però molto legati ad una forma musicale melodica.
Full Album
• After The Fire (Signs of Change) 1977 (UK)
After The Fire - Signs Of Change
Un prog compatto e potente, dove la chitarra elettrica ha un ruolo centrale innestato perfettamente ai tappeti di tastiere.
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4. Hard-Prog e Heavy Psych
Suoni più ruvidi, chitarre distorte e un'energia più vicina all'hard rock dell'epoca.
• Blakulla (Blakulla) 1975 (Svezia)
Blakulla - Blakulla
Svedesi che mescolano l'hard rock settantino con melodie folk nordiche, creando un mix energetico e molto particolare.
"Idolen"
• Casa das Maquinas (Lar das Maravilhas) 1975 (Brasile)
Casa Das Maquinas - Lar Das Maravilhas
Brasiliani che nel loro secondo album virano verso un prog spaziale e potente, con ritmiche trascinanti.
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• Canamii (Concept) 1980 (Sud Africa)
Canamii - Concept
Sudafricani che propongono un prog eclettico, con momenti di hard rock che si alternano a passaggi acustici e fiabeschi.
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• Kornelyans (Not An Ordinary Life) 1974 (Yugoslavia)
Kornelyans - Not An Ordinary Life
Band yugoslava che fonde il calore dell'oriental Rock con le strutture complesse del prog britannico.
Un progetto tedesco guidato dalle chitarre, con un sound robusto che non disdegna incursioni nel rock spaziale.
Full Album
• Open Air (Open Air) 1978 (Francia)
Open Air - Open Air
Gruppo che punta sulla potenza esecutiva, con un approccio diretto e meno barocco rispetto ai colleghi sinfonici.
"The Creation"
• Surprise (Assault On Merryland) 1977 (US)
Surprise - Assault On Merryland
Americani che offrono un prog muscolare, con un ottimo equilibrio tra virtuosismo tecnico e impatto rock immediato.
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• Time (Time) 1972 (Yugoslavia)
Time - Time
Band Jugoslava (croata) che mescola hard rock, blues e prog in un mix esplosivo, guidati dalla voce carismatica di Dado Topić.
Full Album
• Indexi (Modra Rijeka) 1978 (Yugoslavia)
Indexi - Modra Rijeka
Altra leggenda jugoslava (Bosnia); partiti dal beat, con quest'album raggiungono vette di prog poetico e profondo, quasi filosofico.
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• Haz Cel (Zwai) 1973 (Germania)
Hax Cel - Zwai
Un progetto oscuro e affascinante, dove il prog si tinge di colori psichedelici e sperimentazioni sonore tipiche dell'underground tedesco.
"To Barbara"
Siamo giunti al termine di questo lungo percorso. È stata una ricerca metodica, a tratti faticosa, che mi ha spinto a scavare tra archivi polverosi e memorie dimenticate per riportare alla luce circa 90 opere che rischiavano il silenzio definitivo. Ma ogni ora spesa in questa ricerca è stata ripagata dalla gioia di ritrovare suoni autentici e visioni coraggiose. Chiudo questa carrellata con la consapevolezza che la musica più preziosa non è sempre quella più celebrata, ma quella che sa ancora stupirci quando pensavamo di aver sentito tutto.
Mettere insieme questi 90 tasselli è stato un lavoro di pazienza e dedizione, una sfida contro l'oblio del tempo. Non è stato facile selezionare, ascoltare e contestualizzare ogni singolo titolo, ma la fatica è svanita di fronte all'emozione di ogni nuova scoperta. Spero che questo viaggio nelle pieghe meno note degli anni '70 vi abbia trasmesso la stessa meraviglia che ho provato io nel rintracciare queste perle. La musica rara non è solo un oggetto da collezione, è un’esperienza che continua a vibrare.
"Avete presente quella sottile linea rossa che separa il Progressive Rock monumentale degli anni '70 dalle sonorità taglienti e futuristiche degli anni '80?
Oggi riscopriamo un capolavoro che molti hanno dimenticato, ma che brilla più che mai nella sua nuova veste in CD Digipack: stiamo parlando di "Supervision" (1982) dei Flame Dream.
“Supervision” è un viaggio tra sintetizzatori spaziali, fiati incantati e ritmiche serratissime. Se amate i Genesis di Duke o il virtuosismo dei Saga, questa recensione è per voi.
Se c’è una band che ha saputo incarnare la transizione tra il prog sinfonico degli anni '70 e le sonorità iper-tecnologiche degli anni '80, quella è senza dubbio la formazione svizzera dei Flame Dream. Con la riedizione in CD Digipack di Supervision, abbiamo finalmente l'occasione di riscoprire quello che molti considerano il loro apice creativo, un album dove la tecnica sposa una produzione cristallina e quasi futuristica.
Tra Virtuosismo e Modernità
Uscito originariamente nel 1982, Supervision segna il momento in cui la band (guidata da Peter Wolf specializzato negli strumenti a fiato e voce (woodwinds, vocal)e dal tastierista Roland Ruckstuhl che si occupava di tutte le tastiere,sequencer e vocoder, decide di asciugare le lunghe suite del passato a favore di strutture più compatte, senza però sacrificare la complessità. Dimenticate i mellotron polverosi. Qui dominano i sintetizzatori digitali, linee di basso fretless pulsanti e una batteria che sembra uscita da una sessione dei Genesis dell'era Abacab.
L'apertura affidata a " Blackmail " è un manifesto programmatico: ritmi serrati, incastri di tastiere vertiginosi e quella voce teatrale che ricorda a tratti il miglior Peter Gabriel.
La Riedizione in CD Digipack
Questa specifica re-issue non è solo un’operazione nostalgica, ma un upgrade necessario per ogni collezionista:
Il suono è stato ripulito dai fruscii tipici delle vecchie stampe in vinile, dando respiro alle frequenze alte dei synth e profondità ai bassi, elementi vitali per un disco basato sulla dinamica.
Il formato in Digipack restituisce dignità all'artwork originale. La copertina, con quel gusto tech-retrò tipico dei primi anni '80, beneficia di una stampa di alta qualità su cartonato resistente.
Questa edizione include un booklet di 20 pagine curato con foto rare e note di copertina che contestualizzano il periodo storico della band, rendendo l'ascolto un'esperienza quasi documentaristica.
Perché riascoltarlo oggi?
Supervision non è un disco datato; è una fotografia di un'epoca in cui si credeva ancora che il rock potesse essere colto, elettronico e popolare allo stesso tempo. Per chi ama gli UK, i Saga o i Genesis del periodo transizionale, quest’album è un ascolto obbligatorio.
E’ Un album imprescindibile per chiunque voglia capire come il progressive sia sopravvissuto al Punk e all'avvento della New Wave, mutando pelle ma mantenendo intatto il suo DNA cerebrale.
Line-up:
Roland Ruckstuhl - pianoforte, organo,tastiere, sequencer, vocoder
Peter Wolf - voce, flauto, sassofono, percussioni
Urs Hochuli - basso, chitarre
Peter Furrer - batteria, percussioni
Tracklist:
1. Blackmail (4:38)
L'apertura è un biglietto da visita perfetto. Un brano energico, guidato da un basso pulsante e tastiere dal piglio quasi "new wave". La voce di Peter Wolf è pulita e decisa. È il pezzo più accessibile, ma non manca di quella ricercatezza ritmica tipica della band.
2. Dancing into Daylight (2:12)
Un breve interludio strumentale che mette in luce la maestria tecnica del gruppo. I sintetizzatori intrecciano melodie sognanti e veloci; è una boccata d'aria fresca che funge da perfetto ponte verso la title track.
3. Supervision (5:18)
Il cuore pulsante dell'album. Qui i Flame Dream mostrano i muscoli: cambi di tempo, atmosfere futuristiche e un uso magistrale del Roland Vocoder. Un ritmo che rimane impresso, tenendo l’ascoltatore come sospeso fino alla fine.
4. Signs of Solitude (4:05)
Un brano più riflessivo e malinconico. La tensione sale gradualmente, sorretta da un tappeto di mellotron moderno e una batteria molto precisa. Rappresenta il lato più emotivo e "spaziale" del disco.
5. Tragedy (5:09)
Nonostante il titolo, il brano ha un groove quasi funky-prog. È una traccia dinamica che dimostra come i Flame Dream sapessero adattarsi ai tempi, incorporando elementi pop senza però sacrificare la struttura complessa delle composizioni.
6. Time for a Change (5:38)
Uno dei momenti più alti. Qui la flotta di tastiere (piano, sintetizzatori, organi) crea una trama densissima. C'è un senso di urgenza e di trasformazione che rispecchia perfettamente il titolo. La struttura è articolata e soddisferà i palati più prog.
7. Woman's Art? (3:02)
Un episodio curioso e quasi sperimentale. Più corto rispetto alla media, gioca con ritmiche spezzate e sonorità più asciutte. Funge da "calma prima della tempesta" prima della suite finale.
8. Paradise Lost (Suite)
L'album si chiude con una trilogia epica che riprende i fasti del prog classico, filtrati attraverso una produzione anni '80 impeccabile.
• Part 1: Arrival (1:38): Un’introduzione atmosferica che prepara il terreno con suoni eterei e maestosi.
• Part 2: The Attack (6:15): Il momento più intenso del disco. Qui la band spinge sull'acceleratore con riff di tastiera aggressivi e una sezione ritmica in stato di grazia. I passaggi strumentali sono vertiginosi.
• Part 3: Finale (4:27): La degna conclusione. Un crescendo epico che riprende i temi principali, chiudendo l'album con un senso di grandiosità e risoluzione sonora.
Giudizio Finale
Supervision è un gioiello di "High-Tech Prog". Sebbene i Flame Dream siano spesso stati paragonati ai Genesis, in questo disco dimostrano di avere una personalità propria, definita da una pulizia sonora quasi chirurgica e una scrittura solida.
P.S. - Vedi post precedenti: Elements, Out in the dark, Silent transition
Viaggio tra Rarità e Tesori Nascosti del Progressive
Il Progressive Rock degli anni '70 è spesso paragonato a un grande iceberg. Tutti conosciamo la punta emersa — i giganti che hanno riempito gli stadi e dominato le classifiche — ma al di sotto della superficie si cela un ecosistema sommerso fatto di band straordinarie, album prodotti in tirature limitatissime e sperimentazioni che hanno sfidato i confini geografici e sonori.
In questo speciale, abbiamo deciso di tuffarci in quel mare profondo. Le liste che seguono non sono semplici elenchi di dischi, ma una mappa di quello che i collezionisti chiamano "il lato oscuro delcollezionismo": perle provenienti da Islanda, Brasile, Giappone, Argentina e Uruguay, oltre che dalle scene "underground" di Italia, Stati Uniti e Nord Europa.
Quello che rende questi album così preziosi non è solo la loro rarità, ma la capacità di aver declinato il linguaggio del prog (tempi dispari, lunghe suite, orchestrazioni elettroniche) secondo la propria cultura locale:
Troverete il Sinfonismo Pastorale che usa il Mellotron per dipingere paesaggi onirici.
Incontrerete l'Hard-Prog viscerale, dove la chitarra elettrica ruggisce contro strutture labirintiche.
Scoprirete la Fusion e il Virtuosismo, dove il sintetizzatore smette di essere uno strumento per diventare un'astronave.
E infine l'Eclettismo Puro, dove flauti, sax e avanguardia si mescolano senza paura di osare.
Che siate ascoltatori esperti alla ricerca del pezzo mancante nella vostra collezione o neofiti curiosi di capire cosa succedeva fuori dai confini del Regno Unito, preparatevi: stiamo per riscoprire una stagione musicale irripetibile, dove l'unica regola era che non esistevano regole.
Le categorie del nostro viaggio:
1) Simphonic Prog
2) Hard Prog
3) Fusion e Virtuosismo
4) Eclettismo Puro e Sperimentazioni
Queste liste contengono delle vere e proprie "chicche" del progressive rock mondiale degli anni '70, spaziando dal sinfonico, al classico, al jazz-rock, fino alle sperimentazioni più oscure.
Poiché molti di questi album sono rari e presentano formazioni variegate, ho suddiviso i titoli in gruppi, basandomi sulla loro impronta strumentale prevalente (ovvero quale strumento o stile guida il suono del disco).
1. Gruppo Sinfonico: Prevalenza di Tastiere (Mellotron, Moog, Hammond)
Questi gruppi seguono la tradizione di Genesis e YES, dove le tastiere creano tappeti orchestrali e muri di suono.
Apoteosi – Apoteosi (Italia) 1975
Apoteosi – Apoteosi
Un gioiello del prog italiano più delicato. Dominato da tastiere celestiali e dalla voce eterea di Silvana Idà, è un viaggio onirico tra musica classica e rock.
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Corte dei Miracoli – Corte dei Miracoli (Italia) 1976
Corte dei Miracoli – Corte dei Miracoli
Due tastieristi che si intrecciano creando muri di suono maestosi. È prog sinfonico allo stato puro: complesso, barocco e tecnicamente impeccabile.
Full Album
Pollen - Pollen (Canada) 1976
Pollen - Pollen
Spesso descritti come i "Genesis del Quebec", offrono melodie raffinate e un uso del Mellotron che farà impazzire i puristi degli anni '70.
Full Album
Shingetsu – Shingetsu (Giappone) 1979
Shingetsu – Shingetsu
La risposta giapponese ai Genesis dell'era Gabriel. Atmosfere teatrali, chitarre acustiche e synth sognanti per un disco di una bellezza rara.
Full Album
Northwind – Distant Shores (US) 1976
Northwind – Distant Shores
Un album che unisce la magniloquenza dei gruppi inglesi con un gusto tipicamente americano per le armonie vocali. Epico e spaziale
Full Album
Nova – Atlantis (Finlandia) 1976
Nova – Atlantis
Un concept strumentale dominato da sintetizzatori che dipingono paesaggi sottomarini. Perfetto per chi ama il lato più cosmico del prog.
Kaupungin Naiset (Womens City)
Mirthandir – For You The Old Woman (US) 1976
Mirthandir – For You The Old Woman
Prog americano di alto livello, con cambi di tempo continui e una sezione fiati che aggiunge un colore unico a un impianto sinfonico solido.
Prima e seconda traccia
Eik - Hrislan og straumurinn (Islanda) 1977
Eik - Hrislan og straumurinn
Una rarità dal nord Europa. Prog sinfonico con spruzzate di jazz e folk, caratterizzato da un'atmosfera limpida e cristallina come i paesaggi islandesi.
Full Album
Note: In questo gruppo di album il focus è la melodia complessa dettata dai sintetizzatori e dall'organo. Gruppi come gli Apoteosi o i canadesi Pollen sono celebri per l'uso maestoso del Mellotron e per atmosfere oniriche tipiche del prog sinfonico "puro".
2. Gruppo Eclettico e Sperimentale: Fiati e Strumenti Vari
Questo gruppo include band che integrano strumenti meno comuni nel rock (flauto, sax, violino) o che hanno un approccio più destrutturato.
Pierrot Lunaire – Pierrot Lunaire (Italia) 1974
Pierrot Lunaire – Pierrot Lunaire
Un disco unico che mescola folk, musica da camera e avanguardia. Decisamente lontano dai canoni rock, è un'esperienza d'ascolto colta e affascinante.
Sotto I Ponti
Haikara – Geafar (Finlandia) 1973
Haikara – Geafar
Oscuri, complessi e guidati dai fiati. Gli Haikara creano un prog psichedelico e jazzato che non somiglia a nient'altro, perfetto per chi cerca suoni fuori dal comune.
Full Album
Nuova Idea – Clowns (Italia) 1973
Nuova Idea – Clowns
Un disco coraggioso dove il prog incontra l'hard rock e la sperimentazione tematica. La suite che dà il titolo all'album è un capolavoro di dinamismo.
Clown
Albatross – Albatross (US) 1976
Albatross – Albatross
Un mix eccellente di prog e jazz-rock con un uso sapiente dei fiati. La tecnica è altissima, ma non dimenticano mai la melodia.
Full Album
Tonton Macoute – Tonton Macoute (UK) 1971
Tonton Macoute – Tonton Macoute
Un classico del "Vertigo sound". Jazz-prog guidato da sax e flauto, con quel tocco di malinconia tipico delle produzioni britanniche dei primi anni '70.
Full Album
Yonin Bayashi - Ishoku Sokuhatsu (Giappone) 1974
Yonin Bayashi - Ishoku Sokuhatsu
Un gruppo leggendario che mescola psichedelia alla Pink Floyd con una tecnica quasi fusion. Originali, eleganti e sorprendenti.
Pentacle - Le clef des songes (Francia) 1975
Pentacle - Le clef des songes
Prog sinfonico francese molto teatrale, con un flauto protagonista e atmosfere che ricordano i migliori Ange o i Mona Lisa.
Full Album
Iraklis - Se Allous Cosmous (Grecia) 1976
Iraklis - Se Allous Cosmous
Se Allous Cosmous è una perla nascosta che fonde la tradizione greca con il prog occidentale. Strumentazione ricca e un senso della melodia molto drammatico.
Anazitisi
Note: I Pierrot Lunaire (italiani) e gli Haikara (finlandesi) usano il flauto e il sax in modo quasi avanguardistico. Gli Yonin Bayashi aggiungono una sensibilità psichedelica giapponese molto particolare. Qui la varietà timbrica prevale sulla "potenza" del rock.
3. Gruppo Hard-Prog e Chitarristico
In questi album inseriti nel 3° gruppo, nonostante la complessità ritmica, la chitarra elettrica ha un ruolo molto più graffiante e centrale.
Fireballet - Night on Bald Mountain (US) 1975
Fireballet - Night on Bald Mountain
Prodotto da Ian McDonald (King Crimson), è un colosso del prog americano. La suite del titolo è una folle cavalcata tra adattamenti classici di Mussorgsky e synth vertiginosi. Pomposo e glorioso.
Full Album
Stallion - The Hard Life (UK) 1976
Stallion - The Hard Life
Un raro esempio di prog-rock che non ha paura di essere aggressivo. Chitarre distorte e strutture labirintiche lo rendono un ascolto obbligatorio per chi ama il lato più spigoloso del genere.
Full Album
Crack - Si Todo Hiciera (Spagna) 1979
Crack - Si Todo Hiciera
Un album incredibilmente fresco che evita i cliché del prog spagnolo (niente influenze flamenco qui) per tuffarsi in un suono sinfonico complesso, ricco di flauto e improvvise esplosioni di chitarra.
Full Album
Crucis - Los Delirios del Mariscal (Argentina) 1976
Crucis - Los Delirios del Mariscal
Probabilmente il miglior disco prog sudamericano di sempre. Quasi interamente strumentale, fonde una tecnica chitarristica micidiale con un’eleganza sinfonica che non ha nulla da invidiare ai grandi nomi inglesi.
Full Album
Banzai - Hora Nata (Belgio) 1974
Banzai - Hora Nata
Un mix esplosivo. Immaginate gli Yes che incontrano l'energia dei Deep Purple. Sezioni ritmiche serrate, percussioni creative (marimba!) e assoli che lasciano il segno.
Full Album
Troya - Point of Eruption (Germania) 1976
Troya - Point of Eruption
Un "culto" assoluto stampato originariamente in pochissime copie. È un prog sporco e viscerale, dominato da un organo Hammond pesantissimo e un’attitudine quasi proto-metal.
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Zoldar & Clark – Zoldar & Clark (US) 1977
Zoldar & Clark – Zoldar & Clark
In realtà sono i Jasper Wrath sotto falso nome. Un disco di "Tax Scam" (per frodi fiscali dell'epoca) che nasconde però un prog melodico stellare, con fiati, tastiere e una produzione sorprendentemente pulita.
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Ruphus – Ranshart (Norvegia) 1974
Ruphus – Ranshart
Se vi siete mai chiesti come suonerebbero gli Yes con una voce femminile potente e una spruzzata di hard rock nordico, questo è il disco. Solare, tecnico e pieno di inventiva.
Pictures Of A Day
Note: Band come i Crucis (Argentina) o i Crack (Spagna) hanno sezioni ritmiche molto serrate e assoli di chitarra fulminanti che sfociano spesso nel jazz-rock o nel rock più energico. Il suono è più "ruvido".
4. Gruppo Fusion, Jazz-Rock e Tastiere Soliste
Album caratterizzati da grande virtuosismo tecnico, tempi dispari e spesso un approccio solistico (tastieristi che guidano la band come dei leader jazz).
Maurizio Fabrizio - Movimenti nel cielo (Italia) 1978
Maurizio Fabrizio - Movimenti nel cielo
Un'opera di una pulizia sonora impressionante per il 1978. Il polistrumentista milanese crea un concept spaziale orchestrale e levigato, quasi una colonna sonora prog per un viaggio tra le stelle.
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Duncan Mackay – Chimera (Sudafrica/UK) 1974
Duncan Mackay – Chimera
Un tour de force tastieristico. Senza chitarre né basso, Mackay riempie ogni spazio con Hammond, ARP e piani elettrici, muovendosi tra musica classica e una fusion frenetica alla Mahavishnu Orchestra.
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Tirelli Armando - El Profeta (Uruguay) 1978
Tirelli Armando - El Profeta
Un capolavoro concettuale che ricorda moltissimo il prog italiano (tipo i Latte e Miele). Mellotron a pioggia e un'atmosfera spirituale e malinconica che colpisce al primo ascolto.
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Welcome – Welcome (Svizzera) 1976
Welcome – Welcome
Prima di diventare i famosi Krokus (hard rock), questi ragazzi svizzeri debuttarono con un disco prog eclettico che mescola influenze sinfoniche a jam bluesy e jazzate.
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Nautilus – 20.000 Miles Under The Sea (Svizzera) 1978
Nautilus – 20.000 Miles Under The Sea
Un progetto d'élite. Fughe tastieristiche infinite, alla ELP, tecnicismi chitarristici e continui dialoghi tra chitarra e tastiera, immersi nel racconto vocale del cantante. Influenze Deep Purple e Uriah Heep quà e là.
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Sintesis - En busca De Una Nueva Flor (Cuba) 1978
Sintesis - En busca De Una Nueva Flor
Chi avrebbe mai detto che a Cuba si facesse prog così? Melodie popolari che si scontrano con synth alla Wakeman e cori ancestrali. Un mix unico al mondo.
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Ethos – Ardour (US) 1976
Ethos – Ardour
Spesso paragonati ai Kansas o agli Starcastle, gli Ethos offrono un prog sinfonico stratificato, con una cura maniacale per le armonie vocali e un uso massiccio del Chamberlin (un parente stretto del Mellotron).
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Terreno Baldio – Terreno Baldio (Brasile) 1975
Terreno Baldio – Terreno Baldio
Il "Gentle Giant" brasiliano. Tempi intricatissimi, influenze jazz e ritmi sudamericani si fondono in un disco che suona ancora oggi incredibilmente moderno e originale.
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Note:Duncan Mackay e Maurizio Fabrizio sono polistrumentisti/tastieristi eccezionali. Il suono qui è molto tecnico, con influenze che vanno dalla musica classica alla fusion americana, tipico della metà degli anni '70 quando il prog divenne più "accademico".