PROGRESSIVE ROCK. '70/ '80/ '90 e oltre - Neo Prog. Psichedelic Prog. Heavy Prog. Crossover Prog. Symphonic Prog. Italian Progressive Rock. Eclectic Prog. Rock.
(QUESTA MUSICA TI SALVERA' LA VITA)
G E N E S I S M A R I L L I O N
Progressive Rock 70s: I Capolavori del Prog Minore
Capitolo 2°
Welcome to my blog! Below you will find a deep dive into this progressive rock gem. While the text is in Italian, you can easily use your browser's translation tool to follow along. Let's celebrate the great history of prog music together!
I Capolavori del Prog Minore (Capitolo 2°)
Inoltriamoci adesso nel territorio delle autoproduzioni regionali, dei dischi stampati in 100-200 copie e dei progetti che non sono mai arrivati oltre il confine della propria provincia (spesso nemmeno oltre il confine del proprio garage).
Ecco 10 titoli che rappresentano il "fondo del barile" in termini di rarità, ma il vertice assoluto per qualità compositiva:
1. Gurnemanz – No Rays of Noise (Germania, 1975)
Dimentica i soliti Kraftwerk. Questo è Kraut-Prog acustico e pastorale di una bellezza disarmante. Stampato privatamente, fonde medievalismi, flauti e chitarre a 12 corde. È musica che sembra provenire da un'altra epoca, sospesa tra sogno e realtà.
Gurnemanz – No Rays of Noise
2. Acanthus – Le Frisson Des Vampires (Francia, 1971) ristampato nel 2010
Colonna sonora per un film mai distribuito o quasi dimenticato. È un prog gotico, dominato dal Mellotron, molto simile ai Goblin di Profondo Rosso ma con una sensibilità francese più malinconica. Le copie originali sono praticamente introvabili.
Acanthus – Le Frisson Des Vampires
3. Semiramis – Dedicato a Frazz (Italia, 1973)
Anche se nel giro dei collezionisti RPI è un nome noto, resta "sconosciuto ai più". Un Michele Zarrillo giovanissimo alle chitarre in un vortice di cambi di tempo furiosi e aggressività sonora che anticipa quasi il metal prog, pur restando profondamente sinfonico.
Semiramis – Dedicato a Frazz
4. Ache – Green Man (Danimarca, 1971)
Prog psichedelico nordeuropeo ai massimi livelli. L'organo Hammond è il protagonista assoluto in lunghe suite che occupano intere facciate. Hanno una potenza sonora che farebbe impallidire i Deep Purple più ricercati.
Ache – Green Man
5. Banchee – Thinkin' (USA, 1971)
Hard-prog americano con armonie vocali che ricordano i Crosby, Stills, Nash & Young, ma con strutture complesse e assoli di chitarra fulminanti. È un disco solare ma incredibilmente tecnico, finito nel dimenticatoio a causa della pessima distribuzione.
Banchee – Thinkin'
6. Etna – Etna (Italia, 1975)
Spesso confusi con il prog classico, gli Etna facevano un Jazz-Rock/Prog tecnicamente spaventoso, simile ai Soft Machine o ai Weather Report ma con un gusto mediterraneo unico. Solo un album, pochissime stampe originali per la piccola etichetta IT.
Etna – Etna
7. Gnidrolog – Lady Lake (UK, 1972)
Spesso paragonati ai Gentle Giant per la complessità dei fiati e gli incastri ritmici, ma con un tocco più oscuro e "medievale". Nonostante fossero sotto la RCA, il disco fu un fallimento commerciale e la band si sciolse subito dopo. Un capolavoro di architettura sonora.
Gnidrolog – Lady Lake
8. Arzachel – Arzachel (UK, 1969)
Tecnicamente è la preistoria del prog. Fu registrato in una sola sessione da musicisti che sarebbero diventati i giganti della scena di Canterbury (Steve Hillage, Dave Stewart). Uscì sotto pseudonimo e in poche copie. È un viaggio spaziale, lisergico e tecnicamente superiore a quasi tutto ciò che usciva in quegli anni.
Arzachel – Arzachel
9. Gracious! – Gracious! (UK, 1970)
Usciti sulla Vertigo Swirl, sono maestri nell'uso del Mellotron. La loro suite The Dream è un compendio di tutto ciò che il prog dovrebbe essere: citazioni classiche, stacchi rock violenti ed effetti sonori d'avanguardia. Eppure, sono rimasti all'ombra dei King Crimson per decenni.
Gracious! – Gracious!
The Dream
10. Aardvark – Aardvark (UK, 1970)
Un gruppo senza chitarrista. Tutto il suono è costruito sull'organo elettrico distorto, trattato con pedali wah-wah e distorsori. Il risultato è un prog pesante, acido e unico nel suo genere. Un esperimento che non ebbe seguito, rendendo l'unico LP un pezzo rarissimo.
Progressive Rock 70s: I Capolavori del Prog Minore
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Il progressive rock degli anni '70 è una miniera d'oro di "meteore": band tecnicamente mostruose che pubblicarono un unico disco, spesso autoprodotto o stampato in poche centinaia di copie, per poi sparire nel nulla a causa dello scarso successo commerciale o dell'avvento del Punk.
Ecco i primi 10 capolavori "fantasma", rari e musicalmente straordinari, che ogni collezionista o appassionato di rarità dovrebbe conoscere:
1. Leaf Hound – Growers of Mushroom (UK, 1971)
Considerato il "Santo Graal" del prog-hard rock britannico. All'epoca furono stampate pochissime copie (meno di 500, secondo alcune fonti) per la Decca. È un mix esplosivo di psichedelia pesante e strutture progressive. Una copia originale oggi può superare i 5.000 €.
Leaf Hound - Growers of Mushroom
Full Album
2. Yezda Urfa – Boris (USA, 1975)
Una delle band più tecnicamente dotate della storia del genere. Auto produssero questo album in un numero limitatissimo di copie. La loro musica è un incrocio frenetico tra Gentle Giant e Yes, con una precisione ritmica quasi sovrumana.
Yezda Urfa - Boris
3. Dr. Z – Three Parts to My Soul (UK, 1971)
Pubblicato sulla leggendaria etichetta Vertigo "Swirl", questo disco è rarissimo perché vendette pochissimo all'uscita. Atmosfere occulte, uso massiccio del pianoforte e testi teologici lo rendono un pezzo unico e inquietante.
Dr. Z – Three Parts to My Soul
4. Island – Pictures (Svizzera, 1977)
Un capolavoro oscuro che fonde il prog sinfonico con influenze dei Van der Graaf Generator. Il disco originale, con la splendida copertina di H.R. Giger (il creatore di Alien), è un pezzo da museo. Musicalmente è complesso, cupo e profondo.
Island - Pictures
5. Easter Island – Easter Island (USA, 1979)
Uscito fuori tempo massimo, quando il prog stava morendo, questo disco autoprodotto è un gioiello di rara bellezza. Ricorda i King Crimson del periodo Red, ma con una sensibilità più melodica e malinconica.
Easter Island - Easter Island
6. E.A. Poe – Generazioni (Storia di sempre) (Italia, 1975)
Il prog italiano è pieno di rarità, ma questo è uno dei vertici. Stampato in pochissime copie per la piccola etichetta Kansas, offre un sound dominato dall'organo Hammond e atmosfere tardo-romantiche. Le quotazioni dell'originale raggiungono cifre da capogiro.
E.A. Poe – Generazioni (Storia di sempre)
7. Comus – First Utterance (UK, 1971)
Non è il classico prog tastieristico; è "prog-folk" ancestrale, violento e disturbante. Violino, flauto e chitarre acustiche creano una danza pagana che non ha eguali. All'epoca fu un flop totale, oggi è un culto assoluto.
Comus First Utterance
8. T2 – It'll All Work Out in Boomland (UK, 1970)
Solo tre musicisti capaci di creare un muro di suono incredibile. La suite Morning è uno dei momenti più alti del prog-rock dei primi anni '70. Nonostante la qualità eccelsa, la band non riuscì a emergere dal sottobosco underground.
T2 – It'll All Work Out in Boomland
9. Cathedral – Stained Glass Stories (USA, 1978)
Spesso citato come il miglior disco di prog americano degli anni '70. È un tributo perfetto ai primi Genesis e ai King Crimson, con un uso magistrale del Mellotron. Fu pubblicato da una piccola etichetta indipendente e sparì subito dai radar.
Pubblicato dalla Deram, è un miracolo di armonie vocali femminili e arrangiamenti progressive. Un mix perfetto tra folk irlandese e rock complesso. Le copie originali sono tra le più ricercate dai collezionisti di tutto il mondo.
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Europa dell'Est: Il Prog dietro la Cortina di Ferro
In questi paesi, ottenere strumenti occidentali (come il Moog o il Mellotron) era difficilissimo. Il risultato è un suono unico, che mescola musica classica accademica, jazz d'avanguardia e folklore locale.
Fermata - Huascaran (Cecoslovacchia, 1977)
Un concept album strumentale dedicato alla tragedia del terremoto in Perù. È un capolavoro di Jazz-Prog sinfonico, con tastiere funamboliche che ricordano i migliori Focus o i Return to Forever, ma con una malinconia tipicamente slava.
Fermata - Huascaran
"Huascaran I"
Modrý Efekt - Svitanie (Cecoslovacchia, 1977)
Guidati dal genio della chitarra Radim Hladík, questo album offre suite lunghissime, intrecci di chitarra acustica ed elettrica e un uso magistrale del sintetizzatore. Un disco denso, tecnico ma profondamente spirituale.
M.Efekt - Svitanie
"Svitanie"
Niemen - Katharsis (Polonia, 1975)
Czesław Niemen era una superstar in Polonia, ma questo disco è un esperimento oscuro e futurista. È quasi interamente suonato da lui con sintetizzatori primitivi e Mellotron; un viaggio cosmico che fonde avanguardia e canti tradizionali polacchi.
Niemen - Katharsis
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Skaldowie - Krywań, Krywań (Polonia, 1972)
La title-track è una suite di 18 minuti che lascia senza fiato. Mescola rock duro, citazioni di musica classica (Borodin, Rossini) e canti popolari dei monti Tatra. Un'energia travolgente e assolutamente originale.
Skaldowie - Krywań, Krywań
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2. Sudamerica: Sinfonismo e Passione
Il prog sudamericano degli anni '70 è caratterizzato da un calore unico, testi poetici (spesso con metafore per sfuggire alla censura) e un senso melodico superiore, influenzato dalla grande tradizione della "Nueva Canción".
Bubu - Anabelas (Argentina, 1978)
Bubu - Anabelas
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Probabilmente uno dei dischi più incredibili mai registrati. È un prog orchestrale e aggressivo che ricorda i King Crimson di Red, ma con l'aggiunta di fiati, cori e una follia compositiva che rasenta la musica contemporanea.
MIA (Músicos Independientes Asociados) - Cornonstipicum (Argentina, 1978)
Un collettivo indipendente che produsse questo gioiello di prog sinfonico pastorale. Delicatezza acustica, armonie vocali celestiali e improvvise esplosioni di tastiere alla Rick Wakeman.
MIA - Cornonstipicum
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Espíritu - Crisálida (Argentina, 1975)
Un album di una bellezza melodica disarmante. Il loro stile è molto vicino agli Yes di "Going for the One", ma cantato in spagnolo con una dolcezza e un'intensità che lo rendono una gemma assoluta del genere.
Espíritu - Crisálida
Full Album
Un Ricco approfondimento per due album straordinari proposti in questo post:
Bubu (Argentina) e Fermata (Cecoslovacchia)
Oltre i Confini del Suono: Il Progressive ai Margini degli Anni '70
Il Progressive Rock non è stato solo una questione di college inglesi e tastiere imponenti nei teatri di Londra. Mentre i giganti del genere scalavano le classifiche mondiali, in angoli remoti del pianeta - separati da cortine di ferro o oceani in tempesta - nascevano visioni sonore di una bellezza struggente e ,spesso, pericolosa.
In questo approfondimento ci muoviamo tra due poli geografici apparentemente distanti, ma uniti da una comune urgenza espressiva: l’Europa dell’Est e il Sudamerica.
Da un lato, i musicisti del blocco comunista sovietico: accademici rigorosi che cercavano nel rock una via di fuga dalla staticità del regime, creando un prog tecnico, quasi cristallino, dove la fusion e la musica classica si fondevano in architetture sonore d'acciaio. Dall'altro, i collettivi sudamericani: artisti che iniettavano nel sinfonismo europeo il calore del sangue latino, la drammaticità del tango e una poetica metaforica necessaria per sopravvivere alla censura delle dittature.
Quelli che seguono non sono semplici dischi, ma documenti di un’epoca in cui la musica era un atto di resistenza silenziosa. Benvenuti nel lato oscuro - e più luminoso - della luna progressive.
"Mentre in Inghilterra il prog diventava spettacolo, nel resto del mondo diventava necessità."
Analizzeremo due suite diametralmente opposte per struttura e intenzione: "Anabelas" degli argentini Bubu (prog d'avanguardia) e "Huascarán" dei cecoslovacchi Fermata (jazz-prog sinfonico).
1. Bubu – Anabelas (Argentina, 1978)
La struttura: "Caos Organizzato e Contrasto Cromatico"
La suite che dà il titolo all'album non segue la classica forma "esposizione-sviluppo-ripresa". La sua struttura è cellulare: brevi motivi ritmici vengono passati vorticosamente tra la sezione fiati (sax, flauto) e il violino.
L’incastro armonico: A differenza del prog inglese, che spesso si poggia su accordi aperti, i Bubu usano dissonanze tipiche della musica colta del '900 (Stravinskij o Bartók). Il basso non "accompagna", ma crea un contrappunto costante alle melodie dei fiati.
Il dinamismo: La traccia vive di strappi improvvisi. Si passa da un'aggressione sonora quasi "heavy" a momenti di vuoto assoluto dove emerge solo un violino malinconico. È la rappresentazione musicale di un'inquietudine sociale, tipica dell'Argentina di quegli anni che possiamo descrivere come un "delirio controllato", dove la complessità dei King Crimson incontra il calore drammatico del tango d'avanguardia.
2. Fermata – Huascarán (Cecoslovacchia, 1977)
La struttura: "Narrativa a Movimenti Descrittivi"
In questo caso ci troviamo di fronte a un prog strumentale che utilizza la struttura del poema sinfonico. Essendo un concept sulla tragedia di una valanga in Perù, la musica segue un arco narrativo visivo.
L’uso dei sintetizzatori: Qui il synth non è un ornamento, ma il narratore. Le linee melodiche sono lunghe, fluide e molto tecniche, figlie della scuola classica dell'Est Europa. C'è un equilibrio perfetto tra il Jazz-Rock alla Weather Report e il sinfonismo europeo.
La stratificazione: La suite si evolve per accumulo. Parte con atmosfere rarefatte (che descrivono la montagna) per poi esplodere in tempi dispari (7/8 e 5/4) estremamente veloci che rappresentano l'evento naturale. La chitarra di František Griglák non cerca il riff, ma tesse trame intricate che si fondono con il piano elettrico, è l'esempio perfetto di come il prog dell'Est sia riuscito a essere "freddo" nella precisione esecutiva ma "bollente" nell'intensità emotiva, privo di qualsiasi ingenuità pop.
"Mentre i Bubu scompongono la realtà in frammenti taglienti e jazzistici, i Fermata dipingono un affresco sonoro immenso e tragico, dove la tecnica strumentale è messa totalmente al servizio del racconto."
Approfondimenti:
Bubu – Anabelas (1978, Argentina) "cerebrale e irruento"
Il capolavoro del "Crimsonismo" Latinoamericano
1. Atmosfera in tre aggettivi: Colta, Nervosa, Visionaria.
2. Il momento imperdibile: Al minuto 08:45 della suite Anabelas.
Dopo una sezione di fiati quasi jazzistica, la traccia implode in un break di violino e chitarra che sembra uscito da una sessione segreta tra Robert Fripp e Jean-Luc Ponty. È il punto in cui la tensione diventa palpabile.
3. Il paragone illustre: Immagina i King Crimson di Larks' Tongues in Aspic che incontrano un'orchestra da camera impazzita nei bassifondi di Buenos Aires.
Da sottolineare come questo disco sia uscito in un periodo di fortissima repressione in Argentina; la sua complessità quasi "sfidante" era una forma di libertà intellettuale in un momento in cui l'espressione era controllata.
Fermata – Huascarán (1977, Cecoslovacchia) "fluido e tecnico"
L'eleganza del Prog-Fusion oltre la Cortina di Ferro
1. Atmosfera in tre aggettivi: Cristallina, Imponente, Cinematografica.
2. Il momento imperdibile: L'apertura del brano Huascarán. Il lavoro sui piatti della batteria e l'ingresso del sintetizzatore creano un senso di altitudine e freddo. Al minuto 03:20, il cambio di ritmo introduce un tema di chitarra di una pulizia esecutiva che non ha nulla da invidiare ai grandi nomi del prog occidentale.
3. Il paragone illustre: Un incrocio perfetto tra i Camel più tecnici di Moonmadness e la fusione spaziale dei Return to Forever di Chick Corea.
Eccezionale la qualità della registrazione. Nonostante le difficoltà tecnologiche dei paesi dell'Est negli anni '70, il suono di questo album è incredibilmente moderno e stratificato, segno di una cura maniacale in studio di registrazione.
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Oltre le Colonne d'Ercole del Progressive (Capitolo 2°)
Riprendiamo il filo del discorso iniziato con il Vol. 1° e continuiamo questo viaggio nel progressive dei '70 alla scoperta di rarità e dischi poco conosciuti. Ci addentriamo di nuovo tra le pieghe di un decennio che non smette mai di sorprendere, andando a rispolverare quei solchi dimenticati che, pur non avendo scalato le classifiche dell'epoca, custodiscono ancora oggi un fascino intatto e sperimentale. Preparatevi a scoprire tesori nascosti che meritano finalmente un ascolto attento.
Comincerei con 4 album che ritengo meritevoli di una maggiore attenzione:
1. Pre – Pre (Registrato nel 1973, pubblicato nel 1994) US
Pre - Pre
Questo è un classico esempio di "disco perduto". Sebbene registrato nel 1973 a Miami, è rimasto nel limbo per vent'anni prima che la label The Laser’s Edge lo riportasse alla luce.
I Pre propongono un Progressive Rock raffinato e venato di Jazz-Fusion. Non aspettarti lunghe suite fantasy; qui domina un approccio tecnico ma molto asciutto. La struttura dei brani è complessa, con frequenti cambi di tempo e un lavoro di chitarra e tastiere estremamente pulito.
È perfetto per chi ama i Gentle Giant meno caotici o i primi Camel. C’è un senso di equilibrio e una musicalità "solare" tipicamente americana, lontana dalle atmosfere gotiche o pastorali dei colleghi inglesi. È un album che dimostra quanto fosse alto il livello tecnico delle band locali dell'epoca.
Full Album
2. Austin Robert & Advent – Eight Days (A Personal Journey) (1976)
Austin Robert & Advent – Eight Days (A Personal Journey)
Qui ci spostiamo su un terreno decisamente più sperimentale e, se vogliamo, "casalingo" nel senso più nobile del termine. Quest'album è una rarità assoluta del prog privato e indipendente.
Si tratta di un concept album ambizioso che mescola Prog Rock, spunti folk e momenti quasi psichedelici. La produzione ha quel calore tipico del "fai-da-te" anni '70, che conferisce al disco un'aura di mistero e intimità. Il titolo suggerisce un viaggio personale, e la musica riflette questa introspezione con passaggi melodici alternati a momenti di tensione strumentale.
A parer mio è essenziale per i collezionisti di "Obscure Prog". Ricorda a tratti le atmosfere dei Flash (la band di Peter Banks) o certi lavori dei Pavlov's Dog, ma con un'attitudine più sperimentale. È un disco che richiede pazienza, ma che ripaga con una profondità emotiva rara nei prodotti più commerciali del periodo.
Monday (The First Day)
Monday ( Once There Was Light)
In sintesi:
Se i Pre rappresentano il lato più tecnico e pulito del prog americano, gli Austin Robert & Advent ne incarnano l'anima più visionaria e grezza. Entrambi sono documenti preziosi di un'epoca in cui la creatività non aveva confini, nemmeno per chi non aveva un contratto con una major.
3. Diabolus – Diabolus (Germania/UK, 1972)
Diabolus – Diabolus
Un caso curioso: una band inglese che ha pubblicato il suo unico album in Germania. È uno dei tesori più nascosti del prog dei primi anni '70.
Il Sound è un mix affascinante di Prog, Jazz e accenni di Folk oscuro. L'uso del flauto e del sassofono è magistrale e ricorda i primi Jethro Tull o i Jade Warrior. L'atmosfera è leggermente malinconica e molto autunnale.
In questo lavoro si nota sin da subito il calore analogico. Non è un disco "di plastica"; senti il legno degli strumenti e l'aria nella stanza. È musica che sembra raccontare una storia antica.
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4. Shylock – Île de Fièvre (Francia, 1978)
Shylock – Île de Fièvre
Mentre il mondo stava scoprendo il Punk, questi francesi pubblicavano uno dei dischi prog più complessi e oscuri di fine decennio.
Il Sound è fortemente influenzato dai King Crimson del periodo Red, ma con una spinta tastieristica tipicamente europea. È musica angolare, potente, a tratti inquietante, ma estremamente gratificante per chi ama le strutture intricate.
Quest'album rappresenta la vetta tecnica del prog francese "minore". Se cerchi qualcosa di più audace e meno solare dei Pre, gli Shylock sono il punto d'arrivo ideale.
Full Album
Continuiamo questo viaggio tra le gemme sommerse che ho selezionato per voi: opere sfuggite ai radar del grande pubblico, ma fondamentali per cogliere l'incredibile varietà del panorama musicale degli anni '70. Mettetevi comodi, vi aspettano oltre 40 nuovi titoli affascinanti, la ricerca continua.
Poiché molti di questi album presentano formazioni variegate, anche per questo 2° volume ho suddiviso i titoli in gruppi, basandomi sulla loro impronta strumentale prevalente (ovvero quale strumento o stile guida il suono del disco).
1. Sinfonico Classico e Pastorale
Band influenzate dai "Big Six" (Genesis, Yes, ELP), con largo uso di Mellotron, strutture epiche e atmosfere sognanti.
• Druid (Toward the Sun) 1975 (UK)
Druid - Toward the Sun
Spesso definiti i "cloni" dei primi Yes, offrono un prog sinfonico celestiale con armonie vocali delicate e un basso pulsante alla Chris Squire.
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• Atmosphera (Lady of Shalott) 1977 (Israele)
Atmosphera - Lady of Shalott
Direttamente da Israele, propongono un sinfonismo raffinato con flauto e tastiere dominanti, molto vicino allo stile dei Genesis dell'era Gabriel.
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• Pentwater (Pentwater) 1977 (US)
Pentwater - Pentwater
Americani capaci di intrecci complessi e cambi di tempo repentini, mantenendo però una forte componente melodica e barocca.
"Orphan Girl"
• Lady Lake (No Pictures) 1977 (Olanda)
Lady Lake - No Pictures
Olandesi maestri del prog strumentale; la loro musica è un fluire continuo di chitarre sognanti e sintetizzatori mai aggressivi.
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• Ramses (La Leyla) 1976 (Germany)
Ramases - La Leyla
Rappresentano il lato più melodico del Krautrock tedesco, con un suono spazioso, testi evocativi e un uso magistrale dell'organo.
"War"
• True Myth (True Myth) 1979 (Canada)
True Myth - True Myth
Canadesi che si distinguono per un approccio quasi accademico, con una produzione cristallina e un gusto spiccato per gli arrangiamenti orchestrali.
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• White Wing (White Wing) 1975 (US)
White Wing - White Wing
Un mix di hard rock e sinfonico proveniente dagli USA; tastiere maestose che ricordano i Kansas ma con un'anima più "indie".
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• Dragon (Scented Gardens For The Blind) 1975 (Nuova Zelanda)
Dragon - Scented Gardens For The Blind
Prima di diventare una pop band, questi neozelandesi suonavano un prog oscuro e denso, ricco di lunghe suite strumentali.
"Sunburst"
• Airlord (Clockwork Revenge) 1977 (Australia)
Airlord - Clockwork Revenge
Australiani dotati di un sound teatrale e drammatico, molto debitori dello stile narrativo di Peter Gabriel.
"Clockwork Revenge & Pictures A Puddle"
• Galaxy (Nature’s Clear Well) 1978 (Svizzera)
Galaxy - Nature's Clear Well
Band svizzera che incarna il prog sinfonico puro: tempi dispari, testi filosofici e una costruzione dei brani a "movimenti".
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2. Mediterraneo, Folk e Romantico
Band che fondono il prog con radici locali, calore latino o influenze acustiche.
• Azahar (Elixir) 1977 (Spagna)
Azahar - Elixir
Spagnoli maestri del "Rock Andaluso", dove il prog si fonde con scale arabe e un'atmosfera magica e quasi esoterica.
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• Atila (Intención) 1976 (Spagna)
Atila - Intenciòn
Uno dei nomi di punta del prog catalano, caratterizzato da un hammond aggressivo e influenze classiche che sfociano nel dark-prog.
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• Gotic (Escenes) 1978 (Spagna)
Gotic - Escenes
Sempre dalla Catalogna, offrono un prog-folk strumentale di altissima classe, leggero come l'aria e guidato da un flauto incantevole.
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• Ave Rock (Espacios) 1977 (Argentina)
Ave Rock - Espacios
Dall'Argentina, uniscono la foga del rock settantino a momenti di grande respiro sinfonico tipici della scuola sudamericana.
Full Album
• Coto En Pel (Holocaust) 1978 (Spagna)
Coto En Pel - Holocaust
Un progetto ambizioso e complesso, con venature sperimentali che riflettono la tensione culturale della Spagna di fine anni '70.
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• Phoenix (Cantofabule) 1975 (Romania)
Phoenix - Cantofabule
Leggende rumene che hanno creato un capolavoro fondendo il rock con il folklore balcanico e temi mitologici ancestrali.
"Invocatie"
• Sfinx (Zalmoxe) 1979 (Romania)
Sfinx - Zalmoxe
Altra colonna del prog rumeno; un concept album ambizioso che mescola sintetizzatori moderni e melodie vocali di ispirazione bizantina.
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• Tabula Rasa (Tabula Rasa) 1975 (Finlandia)
Tabula Rasa - Tabula Rasa
Finlandesi che prediligono un prog delicato, quasi pastorale, con una forte enfasi sulla melodia e sulla chitarra pulita.
"Gryf"
• Fantasia (Fantasia) 1975 (Finlandia)
Fantasia - Fantasia
Finlandesi con un sound limpido, quasi pop-prog, ma con una complessità strutturale che emerge ad ogni ascolto.
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• Atlas (Blå Vardag) 1979 (Svezia)
Atlas - Bla Vardag
Svedesi puramente strumentali, con un sound ricco che ricorda i Camel ma con una spinta ritmica più decisa e jazzata.
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3. Jazz-Rock, Canterburiano e Sperimentale
Strutture complesse, improvvisazione e contaminazioni fusion.
• Abbhama (Alam Raya) 1978 (Indonesia)
Abbhama - Alam Raya
Dall'Indonesia, una sorpresa incredibile che mescola sinfonismo alla ELP con percussioni e scale tipiche del sud-est asiatico.
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• Ache (De Homine Urbano) 1970 (Danimarca)
Ache - De Homine Urbano
Danesi che già a fine anni '60 sperimentavano suite lunghissime, fondendo musica classica, rock e un tocco di jazz psichedelico.
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• Aleph (Surface Tension) 1977 (Australia)
Aleph - Surface Tension
Australiani dediti a un prog elettronico e spaziale, con un uso massiccio di sintetizzatori che anticipano quasi la new age.
Full Album
• Alter Echo (Alter Echo) 1978 (Svezia)
Alter Echo - Alter Echo
Un progetto meno noto che esplora le risonanze e i ritmi dispari, cercando un equilibrio tra astrazione e melodia.
• Jumbo (DNA) 1972 (Italia)
Jumbo - DNA
Band italiana (anche se il titolo sembra internazionale) che portava nel prog un'irruenza blues e testi crudi, quasi proto-punk.
"Suite per il Signor K"
• Jonesy (Keeping Up...) 1973 (UK)
Jonesy - Keeping Up...
Inglesi molto originali per l'uso massiccio del Mellotron in contesti quasi jazz-rock e arrangiamenti di fiati atipici.
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• Klockwerk Orange (Abrakadabra) 1975 (Austria)
Klockwerk Orange - Abrakadabra
Austriaci con un sound eccentrico e teatrale, che passa da momenti di follia ritmica a aperture sinfoniche classiche.
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• Quill (Sursum Corda) 1977 (US)
Quill - Sursum Corda
Americani che mescolano un prog energico con influenze jazz e un tripudio di tastiere, restando però molto legati ad una forma musicale melodica.
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• After The Fire (Signs of Change) 1977 (UK)
After The Fire - Signs Of Change
Un prog compatto e potente, dove la chitarra elettrica ha un ruolo centrale innestato perfettamente ai tappeti di tastiere.
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4. Hard-Prog e Heavy Psych
Suoni più ruvidi, chitarre distorte e un'energia più vicina all'hard rock dell'epoca.
• Blakulla (Blakulla) 1975 (Svezia)
Blakulla - Blakulla
Svedesi che mescolano l'hard rock settantino con melodie folk nordiche, creando un mix energetico e molto particolare.
"Idolen"
• Casa das Maquinas (Lar das Maravilhas) 1975 (Brasile)
Casa Das Maquinas - Lar Das Maravilhas
Brasiliani che nel loro secondo album virano verso un prog spaziale e potente, con ritmiche trascinanti.
Full Album
• Canamii (Concept) 1980 (Sud Africa)
Canamii - Concept
Sudafricani che propongono un prog eclettico, con momenti di hard rock che si alternano a passaggi acustici e fiabeschi.
Full Album
• Kornelyans (Not An Ordinary Life) 1974 (Yugoslavia)
Kornelyans - Not An Ordinary Life
Band yugoslava che fonde il calore dell'oriental Rock con le strutture complesse del prog britannico.
Un progetto tedesco guidato dalle chitarre, con un sound robusto che non disdegna incursioni nel rock spaziale.
Full Album
• Open Air (Open Air) 1978 (Francia)
Open Air - Open Air
Gruppo che punta sulla potenza esecutiva, con un approccio diretto e meno barocco rispetto ai colleghi sinfonici.
"The Creation"
• Surprise (Assault On Merryland) 1977 (US)
Surprise - Assault On Merryland
Americani che offrono un prog muscolare, con un ottimo equilibrio tra virtuosismo tecnico e impatto rock immediato.
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• Time (Time) 1972 (Yugoslavia)
Time - Time
Band Jugoslava (croata) che mescola hard rock, blues e prog in un mix esplosivo, guidati dalla voce carismatica di Dado Topić.
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• Indexi (Modra Rijeka) 1978 (Yugoslavia)
Indexi - Modra Rijeka
Altra leggenda jugoslava (Bosnia); partiti dal beat, con quest'album raggiungono vette di prog poetico e profondo, quasi filosofico.
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• Haz Cel (Zwai) 1973 (Germania)
Hax Cel - Zwai
Un progetto oscuro e affascinante, dove il prog si tinge di colori psichedelici e sperimentazioni sonore tipiche dell'underground tedesco.
"To Barbara"
Siamo giunti al termine di questo lungo percorso. È stata una ricerca metodica, a tratti faticosa, che mi ha spinto a scavare tra archivi polverosi e memorie dimenticate per riportare alla luce circa 90 opere che rischiavano il silenzio definitivo. Ma ogni ora spesa in questa ricerca è stata ripagata dalla gioia di ritrovare suoni autentici e visioni coraggiose. Chiudo questa carrellata con la consapevolezza che la musica più preziosa non è sempre quella più celebrata, ma quella che sa ancora stupirci quando pensavamo di aver sentito tutto.
Mettere insieme questi 90 tasselli è stato un lavoro di pazienza e dedizione, una sfida contro l'oblio del tempo. Non è stato facile selezionare, ascoltare e contestualizzare ogni singolo titolo, ma la fatica è svanita di fronte all'emozione di ogni nuova scoperta. Spero che questo viaggio nelle pieghe meno note degli anni '70 vi abbia trasmesso la stessa meraviglia che ho provato io nel rintracciare queste perle. La musica rara non è solo un oggetto da collezione, è un’esperienza che continua a vibrare.