domenica 18 gennaio 2026

Nove Album che Catturano Splendidamente il Sound Spettacolare e Teatrale dei Genesis di Peter Gabriel

                                           Nove Album

        Che Catturano Splendidamente il Sound Spettacolare e Teatrale dei Genesis

                                                                     di 

                                            Peter Gabriel


Some Clones of Peter Gabriel's Genesis

                                                                      Nove Album 

    che catturano splendidamente il sound spettacolare e teatrale dei Genesis di Peter Gabriel


Babylon – Babylon (1978, USA)

Babylon - Babylon

Questo disco è probabilmente il più vicino al suono di The Lamb Lies Down on Broadway e Selling England by the Pound. Il cantante Doroccas (Rod Sacco) possiede un timbro e una teatralità che richiamano fedelmente Peter Gabriel, evocando le emozioni intense e le narrazioni incantevoli tipiche dell'epoca. Strumentalmente, l’intreccio tra tastiere e chitarre a 12 corde emana puro stile Steve Hackett/Tony Banks, creando un'armonia ricca e stratificata che accompagna testi visionari. Ogni traccia di questo album invita l'ascoltatore a una sorta di viaggio onirico, incapsulando l'essenza del prog rock degli anni '70.

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Neuschwanstein – Battlement (1979, Germania)

Neuschwanstein – Battlement

Sebbene pubblicato alla fine del decennio, questo album è una capsula del tempo rimasta ferma nel 1973. È considerato il miglior "clone" dei Genesis, fondendo in modo sapiente l'epicità e la complessità della musica progressiva. La struttura ritmica complessa ma fluida è caratterizzata da un uso massiccio di Mellotron e Flauto, elementi che si intrecciano in un dialogo sonoro affascinante. Il brano Beyond the Bugle sembra un’appendice perduta di Foxtrot, quasi un'illustrazione musicale di una storia fantastica che si svolge tra paesaggi sonori evocativi e momenti di pura euforia.

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Alusa Fallax – Intorno alla mia cattiva educazione (1974, Italia)

Alusa Fallax – Intorno alla mia cattiva educazione

Per chi ama la dinamicità dei Genesis, questo è il vertice del prog italiano "nascosto". Un concept album con transizioni repentine tra momenti pastorali e accelerazioni ritmiche violente, che gioca abilmente con le emozioni dell'ascoltatore. Gli incastri di fiati e tastiere evocano la complessità di The Musical Box, portando l'ascoltatore in un viaggio che esplora i temi dell'innocenza e della corruzione. La narrazione attraverso la musica è così potente che crea immagini vivide, rendendo ogni ascolto un’esperienza quasi cinematografica.

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Cathedral – Stained Glass Stories (1978, USA)

Cathedral – Stained Glass Stories

Un capolavoro di prog sinfonico americano incredibilmente tecnico che trascende le semplici etichette di genere. La somiglianza si manifesta non solo nella sezione ritmica e nell'architettura sonora, con un basso distorto e pulsante (in stile Chris Squire/Mike Rutherford), ma anche nella malinconica bellezza dei testi che raccontano storie di vita e mistero. L’utilizzo del Mellotron crea atmosfere gotiche e solenni, avvolgendo l’ascoltatore in un abbraccio sonoro avvolgente e complesso che sfida la convenzionale struttura della canzone. Ogni traccia è un viaggio emotivo, dove il prog incontra l’arte della narrazione.

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Kyrie Eleison – The Fountain Beyond the Sunrise (1976, Austria)

Kyrie Eleison – The Fountain Beyond the Sunrise


Questo gruppo austriaco ha operato nell'ombra, producendo un album incredibile che rappresenta forse l'esempio più estremo di dedicazione al suono "Gabrieliano". La voce è quasi indistinguibile da quella di Peter, imitando la sua capacità di esprimere vulnerabilità e potenza. Con suite lunghe, sognanti e ricche di cambi di tempo, ogni traccia si sviluppa come un'opera d'arte sonora, in cui i temi ricorrenti della ricerca e della speranza si intrecciano in un caleidoscopio di suoni e emozioni. Il risultato è un'esperienza immersiva che cattura l'essenza di un'epoca e la trasmette con passione.

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England – Garden Shed (1977, UK)

England – Garden Shed


Uscito nel 1977 per l'etichetta Arista, questo disco è considerato il "Graal" del prog inglese tardivo. È forse l’album che meglio cattura l’intreccio tra il Mellotron di Tony Banks e le chitarre a 12 corde di Steve Hackett, creando un paesaggio sonoro denso e vibrante. Nonostante l'anno di uscita, che già vedeva l'esplosione del punk, il suono è al 100% sinfonico, con strutture ritmiche complesse e un'atmosfera fiabesca tipica di Selling England by the Pound. Le composizioni si caratterizzano per una scrittura raffinata, capace di trasportare l’ascoltatore in mondi sconosciuti, dove la musica diventa un ponte tra nostalgia e innovazione.

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Arachnoid – Arachnoid (1979, Francia)

Arachnoid – Arachnoid


Un capolavoro cupo e teatrale che porta il suono dei Genesis verso territori più oscuri e claustrofobici. Chi apprezza il lato inquietante di The Musical Box o la drammaticità di The Lamb Lies Down on Broadway troverà in questo disco un'esperienza coinvolgente, con una voce teatrale e istrionica alla Gabriel, capace di evocare visioni disturbate e affascinanti. Mentre le tastiere tessono trame dense e inquietanti, i brani sembrano esplorare le paure interiori e le sfide esistenziali, rendendo questo album una gemma preziosa per gli amanti del prog più avanguardistico e sperimentale.

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Locanda delle Fate – Forse le lucciole non si amano più (1977, Italia)

Locanda delle Fate – Forse le lucciole non si amano più


Questo è l'ultimo grande risultato del prog italiano, considerato da molti persino superiore ai lavori di gruppi più noti. La struttura strumentale è incredibile: con l’utilizzo di due tastieristi e due chitarristi, si crea un tappeto sonoro fitto e delicato, che ricorda le sezioni più liriche di Trespass e Foxtrot. Ogni brano è un delicato equilibrio di melodie e armonie, colmo di richiami poetici che riflettono sul tempo e sull'amore. La dinamica ritmica è elegantemente "cortese", accarezzando l'ascoltatore mentre lo porta in un viaggio che celebra sia i sogni che le disillusioni della vita.

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Mandalaband – Mandalaband (1975, UK)

Mandalaband – Mandalaband

Questo progetto ambizioso, nato dalla mente di David Durant, fonde rock progressivo e ambizioni orchestrali in un modo che pochi sono riusciti a eguagliare. L'album si apre con la suite“ Om Mani Padme Hum”, la quale per grandiosità e uso di cori/tastiere ricorda le composizioni più epic dei Genesis. Ogni sezione musicale costruisce un panorama sonoro ricco e stratificato, dove le chitarre presentano quel sustain tipico di Hackett, mentre la sezione ritmica è potente ma mai banale. Il risultato finale è un'opera che non solo intrattiene, ma invita anche alla riflessione, trasformando ogni ascolto in un'esperienza unica e coinvolgente.

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